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In una visita da clienti un imprenditore mi ha confidato più o meno così: «…noi non investiamo perché al cliente interessa solo che il prodotto finale (cioè lamiera tagliata e/o stampata e/o saldata ecc. ecc.) sia buono e a basso prezzo, non gli importa assolutamente nulla di come facciamo a realizzarlo. Utilizzare i più sofisticati sistemi robotizzati o vecchie macchine gli è assolutamente indifferente»! Ritengo che ignorare completamente il processo produttivo del sub-fornitore sia un atteggiamento, da parte dell'utilizzatore finale di manufatti in lamiera, per lo meno miope. Infatti un industriale accorto e lungimirante si chiede sempre per quanto tempo potrà essere economicamente sostenibile qualsiasi scelta effettuata. Produrre con tecnologie vecchie potrebbe essere per un certo tempo vantaggioso, (il fornitore non deve sostenere costi di ammortamento, conosce bene le macchine e le sfrutta al meglio, utilizza manodopera non altamente specializzata ecc.), ma alla lunga, la storia della tecnica insegna che le nuove tecnologie ti divorano. E questo avviene inesorabilmente quando vengono richieste caratteristiche, come è successo costantemente negli ultimi anni, in termini di qualità del prodotto e di ripetibilità del processo che le arcaiche macchine non riescono più a ottenere! (basti pensare di quanto si sono ristrette le tolleranze prescritte e quanto sono aumentati i controlli da effettuare per dichiarare un prodotto conforme). Quindi trovo strano che un imprenditore si rivolga a un nuovo fornitore, investendo notevolmente per l'avviamento di nuove produzioni, sapendo che la sua capacità tecnologica è al limite, che le sue macchine non sarebbero in grado di incrementare nemmeno di un decimo di millimetro la qualità richiesta e che la sua capacita di controllo è ancora relegata alla lettura del «decimino» sul nonio di qualche vecchio calibro a cursore (nobile strumento, come d'altronde il regolo calcolatore, ma che ha fatto il suo tempo!). Può darsi che su prodotti ormai consolidati si debba «sopportare» un ciclo produttivo antiquato, ma questa situazione finisce inevitabilmente alla prima modifica innovativa fatta sul prodotto stesso (e questo avviene sempre più frequentemente). Quindi ritengo che, nella maggioranza dei casi, il cliente finale presti grande attenzione al ciclo di lavorazione utilizzato privilegiando, inequivocabilmente, chi ha capacità produttiva all'avanguardia. Concludendo desidero sottolineare il fatto che, oltre ai numerosi danni (già citati nello scorso editoriale) provocati dalla attenzione esclusiva al prezzo di acquisto dei beni strumentali (atteggiamento comunque comprensibile nella odierna situazione finanziaria), bisogna aggiungere anche la eventuale perdita di commesse dovuta alla non «modernità» del proprio sistema produttivo. Quindi, a maggior ragione, investire in tecnologie innovative paga (o almeno dovrebbe!).

Giancarlo Maccarini
Dall’editoriale “Lamiera”